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Al semaforo



È successo pochi giorni fa.

Ero in macchina da sola, stavo guidando verso la foce. Pomeriggio. A un certo punto, come una freccia, un imbecille qualunque mi taglia la strada, guidando a zig zag come un ubriaco. Lo scarto per miracolo e, mentre pesto sul pedale del freno, gli scarico sopra la più abominevole gragnuola di bestemmie e maledizioni delle ultime settimane.

Poi, anche lui rallenta. Mi avvicino e vedo, sul retro della macchina, un adesivo giallo con una carrozzina. Mi sono morsa la lingua. "Cavolo," ho pensato, "è un disabile, non avrei dovuto urlargli così".

E mi sono ritrovata a pensare.

Amico mio, io ti porto rispetto per il tuo handicap. Ti chiamo "disabile" perché fa tanto politically correct, perché "handicappato" è una bestemmia e "paralitico" non ne parliamo. "Paraplegico", al massimo. Io ti faccio passare avanti sull'autobus, ti spiano gli scivoli sul marciapiede, chiudo un occhio quando con la macchina cerchi di portarmi via la fiancata.

Ma non potrai mai venire all'Università con me, amico mio, non potrà mai esserci un medico disabile, perché per arrivare alle aule ci sono tanti scalini e nessuno scivolo. Non potrai mai entrare in una cabina del telefono, perché la carrozzella non ci passa e anche se ci passasse non arriveresti al telefono. Non potrò mai invitarti a casa mia, perché nel mio palazzo c'è l'ascensore, sì, ma per arrivarci bisogna fare dodici scalini di marmo. Non potrò mai andare alle giostre con te, amico mio, perché nel nuovo sottopassaggio inaugurato l'altro ieri non c'è neanche uno scivolo... solo scale. Scale, scale, scale. La tua vita è fatta di scale.

Però, non ti puoi lamentare... io ti chiamo "diversamente abile", per la miseria! Ti ho rinchiuso in una prigione di scale, ma l'ho pitturata così bene che sembra la Casa Bianca!

Al semaforo, che nel frattempo era diventato rosso, l'ho raggiunto. Mi ci sono accostata, ho abbassato il finestrino, e gli ho urlato maledizioni fino alla settima generazione addietro.

Questo, amico mio, è il mio modo di portarti rispetto.

Pubblicato il 30/9/2006 alle 15.22 nella rubrica Diario.

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